lunedì 29 aprile 2013

Tortini dal cuore scioglievole





Mi si chiederà cosa hanno di così speciale questi tortini. Ebbene: prima che diventassero tanto diffusi avevo perso tempo e.. risorse mentali per riuscire ad arrivare al segreto del loro "sciglievole cuore".
 E alla fine ci ero riuscita, carpendone quasi proditoriamente il segreto allo chef di un ristorantino vicino al mare,  il mio preferito.

Naturalmente ho apportato un po' di modifiche, per ridurne l'indice glicemico, e per far sì che anche il mio compagno, con le sue intolleranze a uova di gallina e latticini, potesse gustarli.

TORTINI DAL CUORE “SCIOGLIEVOLE”(dosi per sei tortini)
 -Margarina “con omega3” gr 150
-Cioccolato fondente con almeno il 70% di cacao 150 gr
-Farina integrale finissima gr 40
-Uova di gallina, 3 ( o 6-7 di quaglia)
-Fruttosio gr 100+ un altro piccolo quantitativo dello stesso ridotto finissimo, a “velo” , con un mixer idoneo
-Pan grattato integrale o crocchette integrali tritate finissime: 3
-Arancia o qualche frutto di bosco per guarnire
Sciogliere a bagno maria  il cioccolato a tocchetti, con burro e fruttosio. Lasciare intiepidire, ed unire le tre uova, una alla volta, mescolando a mano o con un mixer a bassa velocità.
Aggiungere anche la farina.
Preparare gli stampini in acciaio inossidabile ungendoli di burro e spolverizzandoli con il pan grattato.
Versare il composto negli stessi, senza riempirli completamente. Coprirli con alluminio in fogli e porre in freezer, fino a quando si vorranno utilizzare.
A quel punto (almeno due ore dopo, ma anche a giorni di distanza, e questa cosa  può tornare molto utile) porre in forno già riscaldato a 220-230 C°, per 16-17 minuti.
Versare sui piattini di portata, spolverizzare con il fruttosio, ornare con la frutta e aprire un pochino, per evidenziarne lo..scioglievole cuore.

giovedì 25 aprile 2013

Caponatina



 Sarà la voglia di sapori estivi, sarà il 25 aprile, con il suo riferimento- nei miei ricordi- a un giovane siciliano..ma oggi ho voglia di postare la ricetta di un piatto tipicamente del Sud. Naturalmente accetto consigli e correzioni dagli amici siciliani!!
 

CAPONATINA

INGREDIENTI per 4 persone :
gr 800 melanzane meglio lunghe, scure;
peperoni grandi gr 700;
2 cipolle;
pomodori maturi o polpa di pomodoro gr 800 ( 2 barattoli);
sedano : la parte chiara e non filacciosa di 3 coste;
olive verdi denocciolate gr 150;
capperi sottosale (lavati) 1 cucchiaio;
aceto di vino bianco cc 100;
zucchero 1 cucchiaio raso;
olio arachidi per friggere melanzane e peperoni
olio extra vergine d'oliva q.b.

PROCEDIMENTO: vanno meglio le melanzane lunghe , ma si possono usare anche le tonde, purché sode e non molto grosse.
Lavare le melanzane e tagliarle con la buccia a dadini di cm 2x2; metterle in un’ ampia padella con olio di arachidi e friggerle a fuoco forte, mescolando ogni tanto. Quando si saranno imbiondite,  metterle in una terrina foderata di carta cucina per assorbire l’eccesso di olio. Lavare i peperoni, eliminare torsolo e semi, tagliarli a quadretti e friggerli nella stessa padella e nello stesso olio delle melanzane, quindi metterli da parte insieme alle stesse. In un’altra padella soffriggere in poco olio le cipolle affettate sottilmente,  quindi unire il pomodoro sminuzzato ed il sedano tagliato a rondelle.
Aggiungere le olive tagliuzzate, i capperi ben lavati e tagliati a pezzetti , far cuocere per 5-10 minuti; unire quindi  le melanzane ed i peperoni già fritti. Rimestare per un minuto, poi aggiungere il cucchiaio raso di zucchero, rimescolare ed infine versare il mezzo bicchiere di aceto di vino bianco, distribuirlo per bene, aggiustare di sale e spegnere il fuoco.

E' ottima sia calda che fredda.

UN POST TUTTO PER ME:IL 25 APRILE



Eccoci anche quest’anno al 25 Aprile, una festa che quasi non riconosco più: una retorica strumentale e spesso alla rovescia mi ha rubato il senso di questa giornata.
Vediamo: i miei primi ricordi riguardo la Resistenza mi portano lontano: allo zio C, che giovanissimo fu ferito da una scheggia al polmone, che pregiudicò fortemente le sue capacità. Eppure visse, bello e fiero, ebbe tre figli, e un’esistenza piena, seppur travagliata. Ma soprattutto non lo sentii mai lamentarsi per la sua menomazione; ad un vicino di casa di tanti anni fa’, chiamato semplicemente “il Partigiano”.
Ma  pochi commenti, in casa, su quel periodo. Solo crescendo imparai e studiai la Resistenza, e da subito feci miei  gli ideali di quei i giorni.
Poi ripenso ai tempi in cui, finalmente con un lavoro fisso e desiderato da sempre (medico ospedaliero), mi trasferii con la mia piccola famiglia ( il mio compagno e il nostro bambino) in una bella casa del centro storico, con una terrazza sui tetti, che affacciava sulla via principale. Era primavera, era il 25 aprile. Il sole splendeva, era festa. Fui svegliata dalla banda del paese, da “Bella Ciao”. Mi affacciai prontamente, e li’ sotto vidi che si erano fermati la banda, una piccola folla e il nostro bel sindaco, con la sua aria paciosa e rassicurante. Rendevano tutti omaggio alla lapide di Giuseppe Marino, un giovane partigiano siciliano, venuto a morire qui, dalle nostre parti , a soli 20 anni.



Mi commossi: era tutta retorica? Non so, ma  l’omaggio a quel giovanissimo con  la sua vita breve ed eroica, ebbe su di me un impatto memorabile.
Ero lì, in una cittadina i cui abitanti da sempre mi sono piaciuti, con i loro modi schietti e sinceri. Toscani, ma senza l’umorismo a volte un po’ troppo tagliente del capoluogo.. e non sempre  tollerante verso chi viene da fuori.
E invece qui la Banda, il Sindaco, la cittadinanza, si erano fermati a rendere omaggio a quel giovanissimo siciliano venuto a morire per la libertà proprio dalle nostre parti, tanti anni fa’..
Oggi ormai non abitiamo più in paese,e  il  periodo attuale per me un po’ di basso profilo (ma passerà!) mi ha impedito di uscire. E poi avevo paura di non vedere più il “mio”25 aprile.
Però ho sbirciato sul web.. e sì: anche oggi  la liberazione veniva festeggiata dalla banda ecc. con sosta anche alla lapide di Giuseppe Marino. Retorica?  Se anche così fosse, viva la Resistenza, e viva QUESTA  Retorica!

mercoledì 10 aprile 2013

brioches a colazione





La cosa che più mi  mancava da quando seguo il mio programma per controllo di linea, colesterolo  zuccheri e simili amenità era sicuramente una prima colazione golosa come piace a me, con una bella brioche calda da alternare alla consueta, con  fette biscottate ultraintegrali e marmellata con “solo zuccheri della frutta”.
Finalmente, dopo tanti tentativi, sono riuscita a prepararmi delle fragranti e sane piccole brioches. Così al mattino, quando mi va, ne posso estrarre una dal freezer, scaldarla nel microonde e gustarmela con un bel cappuccino. Così sì che la giornata più cominciare bene!

Mini brioches

 Gr. 450 mix farine “farro e grano saraceno” integrali
Gr 100 fruttosio
Una bustina lievito secco attivo (in inverno una e ½)
Una bustina vanillina
Le scorze di un limone e di un’arancia grattugiate
2 cucchiai margarina “ricca di omega tre”
270 cc di acqua tiepida
½ uovo
Granella di zucchero
Miele d’acacia
Una macchina per il pane usata solo come impastatrice

Mettere tutti gli ingredienti ( a parte il mezzo uovo, il miele e la granella di zucchero) nella macchina del pane. A fine ciclo ( un’ora e 50), tenere ancora ad incubare per una mezz’ora, quindi togliere dalla macchina e lavorare l’impasto a mini brioches , con un pochino di miele al loro interno. Disporre sulla teglia foderata di carta forno  le piccole brioches ben distanziate, coprire con un panno e far lievitare ancora un’oretta. Spennellare con l’uovo e disporre sopra lo stesso la granella di zucchero.
Infornare  nel forno caldo (200°) per circa 8 minuti. Le brioches si possono poi congelare ed estrarre dal freezer  poco prima del consumo. L’uso del microonde per scongelarle e riscaldarle  le renderà fragranti, come appena sfornate.

lunedì 8 aprile 2013

carciofi ritti e tagliata al rosmarino

Eccomi  per il mio primo post. Le ricette di oggi sono davvero semplici, ma dopo i pranzi e le cene del periodo pasquale, qualcosa del genere ci voleva!

Carciofi "ritti" con tagliata al rosmarino



Carciofi  "ritti"

Per tre persone:
6 carciofi Mammole
1/2 limone
due spicchi aglio
un bel ciuffo di prezzemolo
olio evo
sale qb
1/2 bicchiere acqua.

Pulire i carciofi ( non dimentichiamo di indossare i guanti!) ripulendo bene l'interno da spine e peluria, e tuffarli via via in acqua acidulata con limone.
Tritare aglio e prezzemolo. Aggiustare i carciofi in un tegame che li contenga esattamente, per cui  possano stare in piedi. Disporre nel loro interno il trito di aglio e prezzemolo, salare, irrorare con l'olio e aggiungere anche l'acqua. Mettere al fuoco, dapprima senza coperchio, e poi coperti non appena il liquido abbia raggiunto il bollore. Tempo di cottura: circa 15 minuti.


Tagliata al rosmarino

una fetta di carne di vitellone chianino
olio evo
un rametto di rosmarino
aglio

In un pentolino disporre l'olio evo, il rosmarino, qualche fettina d'aglio , da far appena intiepidire prima dell'uso.
Disporre la carne sulla piastra ben calda, e tenerla al fuoco per pochissimo tempo (ma bisogna tener conto dei gusti personali: c'è chi ama la carne "al sangue", e chi meno).
Tagliarla a fette stesse, salarla ed irrorarla con l'olio aromattizzato sul vassoio di portata.



domenica 7 aprile 2013

piccoli alcoolisti anonimi



 La Tata e il Vov ®


La ricetta dei carciofi, che anche mia sorella ha subito riconosciuto, era una di quelle tramandataci dalla Tata. Ecco una breve introduzione su questa importante figura della mia, della nostra infanzia, e un episodio di quegli anni. Corredato, naturalmente, da una ricetta

Sono nata a Lecco, ma ho trascorso fino alla tarda adolescenza lunghe estati e due interi anni scolastici in Toscana, ospite del nonno materno. Lui adorava i nipoti, e, con la scusa della vicinanza al mare, ogni anno ci ospitava, anche due o tre di noi per volta. Vedovo e abbastanza benestante, poteva però permettersi questa scelta solo perché affiancato dalla “Tata”, la sua governante, una donnina minuta e volitiva, severissima e generosa, che ci gestiva con burbero affetto e un’immensa fiducia nelle sue doti di educatrice.
Ed ecco il punto dolente: precisa e sicura di sè, in genere ci imponeva una dieta semplice e sana. Certo, anche abbastanza saporita e genuina, ma si sa: ai bambini piacciono anche  cose più golose.
Così, sulla spiaggia, ci erano proibite le fragranti “schiacciatine calde” degli ambulanti, e ci toccava come merenda, dopo un bagno di mare meticolosamente cronometrato, una misera pera, magari calda e un po’ abbacchiata dal lungo soggiorno nei nostri cestini.
Per fortuna a volte anche la Tata si faceva traviare da false credenze su ciò che allora era ritenuto salutare per l’infanzia.
Come quella volta che - non si sa bene da chi consigliata- decise di preparare per tutti noi una bevanda moolto energizzante: un liquore a base di uova fresche, simile al “Vov” ®, allora tanto in voga. Una delizia! Tutte le mattine ci bevevamo il nostro bicchierino, in barba alle raccomandazioni della scienza ufficiale che già allora proibiva di  somministrare alcoolici ai bambini.
Purtroppo qualche tempo dopo la solita consigliera della Tata suggerì di mettere a macerare nell’alcool del casalingo “Vov” anche i gusci delle uova, per rendere il liquore ricco di calcio. Una vera schifezza. E così finì miseramente la nostra carriera di piccoli alcoolisti anonimi.

Ed eccola, la ricetta legata ai vecchi ricordi: non particolarmente sana, né adatta ai bambini, nè tantomeno al mio compagno, intollerante a latte e  uova:



liquore alle uova (senza gusci)!

1/2 litro latte
gr 400 zucchero
4 torli d'uovo
1 etto e 1/2 marsala
1 etto alccol puro

Bollire il latte con gr 200 zucchero e lasciarlo raffreddare. Montare i torli con i rimanenti 200 gr di zucchero. Unire goccia a goccia il marsala e l'alcool, poi il latte, passandolo per un colino